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Viaggi in Albania del Capitano Barnes


Molto utili appaiono i referti dei viaggi in Albania del Capitano Barnes, letti alla Regia Società geografica di Londra l`8 aprile 1918 e pubblicati nel “Geografica Journal” del luglio 1919. Egli ha compiuto due viaggi in Albania, nel primo ha fatto tappa a Durazzo, a Tirana nella fortezza di Essad Totani Pascia`, a Croia, l’antica capitale di Scanderbeg; nel secondo viaggio ha toccato Valona, Argirocastro fino alla valle di Drinupol, presso il confine, dove si toccano la frontiera albanese e quella greca.

di Maria Teresa Pisanu
Grottaferrata

L`intricata questione Albanese trae le sue origini sin dal non molto lontano XV secolo, in cui Scanderbeg fu il protagonista con le sue numerose campagne contro l`avanzata dell`Impero Ottomano nei Balcani e verso l`Occidente. Dopo un breve periodo di pace i Turchi tornarono all`attacco, trovando le terre d`Albania già smembrate e annesse ai popoli limitrofi, determinati alla sopraffazione quasi totale di queste aree da sempre, martoriate, indebolite e quindi di più facile preda, per cui la situazione di questa nazione appare sempre più complicata, mentre i vicini stati europei avevano quasi tutti, ben delineati i propri confini geografici. Siamo già nel XX secolo, e l`Albania è sempre più sottoposta i soprusi dei popoli vicini come Serbi, Macedoni, Slavi, Montenegrini, Greci in alcuni casi alleati fra loro.

Per conoscere ancora meglio l`evolversi dei fatti bisogna ricorrere alle documentazioni d’ chi li ha vissuti in prima persona e ne ripropone le peculiari caratteristiche con scrupolo e imparzialità.
Molto utili appaiono i referti dei viaggi in Albania del Capitano Barnes, letti alla Regia Società geografica di Londra l`8 aprile 1918 e pubblicati nel “Geografica Journal” del luglio 1919. Egli ha compiuto due viaggi in Albania, nel primo ha fatto tappa a Durazzo, a Tirana nella fortezza di Essad Totani Pascia`, a Croia, l’antica capitale di Scanderbeg; nel secondo viaggio ha toccato Valona, Argirocastro fino alla valle di Drinupol, presso il confine, dove si toccano la frontiera albanese e quella greca. Di altre zone ha acquisito conoscenza attraverso viaggiatori che conoscevano intimamente l`Albania, come il Capitano Castaldi e K. Hassert e attraverso discussioni con Albanesi, statisti Italiani, il Ministro Crspi particolarmente con il marchese di San Giuliano che aveva diverse volte visitato il Paese.

Altri interessati alla questione albanese concordano con il Capitano Barnes nel condannare chi si è reso responsabile di soprusi e nefandezze su una Terra definita dagli usurpatori “Terra di fiera”, come il Professor Gerardo Conforti e il Professor Leo Freundlich che definisce questo triste capitolo della storia albanese: “Il Golgota dell`Albania” e lo dedica all’insigne Professor Girolamo De Rada, approfondito studioso della sua Terra e divulgatore dei suoi valori culturali. Coloro i quali erano d’accordo nel creder che la ‘Conferenza degli Ambasciatori avvenuta a Londra nel 1913, potesse portare alla formazione di un nuovo Stato, rimasero delusi, perché quest’avvenimento non si rivelò altro che un pretesto diplomatico per scongiurare un conflitto europeo.

Infatti, oltre al riconoscimento del tutto formale dei diritti di questo popolo non ci fu niente di ufficialmente deliberato alla nascita di uno Stato Sovrano. Si lasciò che Tirana e altre citta` importanti subissero soprusi ed eccidi. Il Malcontento era generale perché non erano soddisfatte le aspettative di nessuna delle parti contendenti, ne’la l’Inghilterra, ne’la Austria, ne’la Russia. Le sopraffazioni si accrebbero con forte accanimento, con massacri di ogni tipo. Viene da chiedersi come mai tanta ferocia? La risposta viene, come alcuni asseriscono, dalla natura selvaggia di alcuni popoli ereditata dai loro predecessori, ad esempio i Serbi discendenti di quei “barbari”che distrussero tutto cioè che incontravano al loro passaggio. Ma nemmeno i Greci e i Montenegrini si comportarono meglio. Cosi l`Albania che credeva di essersi liberata dalla ferocia dei Turchi si trovò fra nemici altrettanto feroci. A ben riflettere, il destino di popoli che hanno raggiunto livelli superiori di civiltà che pacificamente hanno irradiato ad altri, proprio da questi ultimi è sopraffatto per strapotere. Inoltre, giocano altri appetiti; il predominio degli sbocchi sul mare e sulle vie fluviali in paesi, dove le vie carrozzabili sono quasi inesistenti a causa di asperità del terreno. Ma cioè che stupisce e offende il comune senso civile è la crudeltà usata nell`applicazione dei loro piani di conquista. Ne danno conferma i numerosi reportage degli inviati di guerra sul fronte serbo-albanese che riferiscono anche sull`albagia dimostrata nel raccontare dei massacri perpetrati. Cosa ancor piu` deprecabile. Il 22 novembre 1912 il “Daynil Cronical denuncia il massacro di 2000 persone nei dintorni di Scopia e altri cinquemila Albanesi a Prizzend.

Il 7 maggio del 1913 giunge la notizia che Re Nicola aveva firmato l`atto di cessione di Scutari alle potenze alleate. Il Corriere della Sera del 19 giugno 1913 e il numero del successivo 22 giugno dello Stesso Corriere della Sera riportano la notizia che i cittadini albanesi non siano più, chiamati albanesi, ma slavi, greci o turchi, in greco dovevano essere trascritti anche dati anagrafici e indirizzi di abitazioni private, resa obbligatoria la consegna delle armi anche a chi ne possedeva regolare permesso, impedito l’attraversamento dei nuovi confini sia pure per provvedersi di vettovaglie e oggetti utili alla sopravvivenza. I Capitani dei reggimenti francesi, inglesi, svedesi di stanza presso i distretti dei confini inviarono ai paesi mandatari notizie raccapriccianti oltre che di difficili condizioni di sopravvivenza, e di soprusi di ogni genere, di un gran numero di cadaveri di animali e di morti in stato di avanzata putrefazione per cui l’aria era resa irrespirabile. Ovunque, sofferenza e morte. Gente atterrita. Tutto ciò, causato dall’inoculata politica delle superpotenze. E, come il Conforti afferma: che significato avrebbe a tutt’oggi porre grande interesse alla Macedonia, la grande conquistatrice intorno al III secolo a.C. al tempo dei rispettivi re Alessandro, figlio di Filippo, senza riconoscere in essa il seme della pelasgica Illiria e quindi Albania?

Basterebbe una più approfondita riflessione su questo punto per convincersi delle opportunità di iniziare a pieno diritto una ridi finizione dei confini geografici, anche per quell’identità culturale ed etnica dell`Albania rispetto agli altri popoli suoi territorialmente vicini.


(Traduzione di Besiana Polovina)

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