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Il Giorgio Castriota Scanderbeg di Rembrandt


Di Fotaq Andrea

Il nostro “Scanderbeg” di Rembrandt van Rijn esiste. Si trova lì, nei ricchi fondi del Museo delle Belle Arti di Nancy, capitale dei duchi di Lorena. Si trova lì, ancora fresco, con la sua sensibile acquaforte, con le tracce della planchette da cui fu ricavato ancora visibili. E noi lo toccammo come per salutarlo, lo osservammo a lungo, sodisfammo la nostra sete, lo ammirammo pieni di cenni d\\\'affermazione silenziosi dei capi, alla presenza della conservatrice del Museo, la sig.ra Sophie Harent. Per di più, questo ritratto di Scanderbeg non risulta sconosciuto agli amanti dell\\\'arte albanesi. Eppure, è sorprendente sapere che la storiografia albanese ha definito questo ritratto del nostro Eroe semplicemente come un\\\'opera anonima, di fantasia, proveniente dalle profondità dei tempi non identificata, senza che i misteri in essa contenuti fossero decifrati, seppur pubblicata ovunque, ieri e oggi, perfino sulle cartoline o i poster, ultimamente anche a colori.
In verità, il primo segnale utile all\\\'identificazione di queso ritratto come uno dei disegni di Rembrandt lo riscontrammo nel Catalogo regionale “Dei libri d’arte d’antichita posseduti dal conte Cicognara” del 1821, dove al numero 2132, il nome del ritratto “Scanderbec” risulta elencato tra i “trentaquattro persoaggi storici ed eroici stampati da F.L.D. Ciartres”. Notammo nella serie di questi personaggi – che in realtà sono trentasei, secondo gli studi -, nomi famosi che hanno lasciato impronte nella storia mondiale, quali Attila, Barbarossa, Timur Leng, Dioniso, Atabaliba re del Perù, Archimede, Pitagora, Diogene, Platone, Socrate, Sulejman, Thomas More, Gaston de Foix, Scanderbeg, Cadamosto, Aristotele, Nogai il Grande di Persia, Nangasaki, l\\\'imperatore del Giappone, Empedocle, Faust, Saladino ecc ecc. È vero che la maggior parte di questi personaggi (21 ritratti) sono disegni di Claude Vignon (1593-1670), uno dei pittori francesi esponente dello stile barocco, il più famoso all\\\'epoca di Luigi XIII.

Ma di tutta questa serie di opere, nominate “Busti di Filosofi e Re”, 11 ritratti, tra cui anche il nostro “Scanderbeg”, sono disegni personali di Rembrandt e 4 risalgono al pittore italiano Alessandro Varotari, noto anche come il Padovanino. Questa intera serie di ritratti ha avuto come unico incisore Jerome David, il maestro interprete dei grandi pittori, a cui spettava un posto d\\\'onore tra i famosi incisori del XVII secolo. E sarebbero state proprio queste 36 incisioni di David che l\\\'editore francese François Langlois noto come Ciartes avrebbe stampato, a quanto sembra, una prima e una seconda volta tra gli anni 1634-1637, esempio imitato in seguito anche da Pierre II Mariette su una terza ristampa, addirittura sigillandole con il nome della famosa libreria di Parigi specializzata in collezioni “La colonna di Ercole”, il cui fondatore era lo stesso Ciartes.

Gli studiosi odierni francesi di questa particolare serie di incisioni raffiguranti “Ritratti di grandi uomini”, Paola Pacht Bassani, Stephane Loire, R.A.Weigert e Herman Sandrine, classificandoli nei tre gruppi precedentemente citati, sono univoci nell\\\'individuare l\\\'appartenenza delle opere, basandosi sulle testimonianze di Marietti e in particolare sugli scritti di sua moglie Madeline de Collemont che, nel suo inventario del 12 maggio 1664 aveva ormai registrato i 36 ritratti della serie come incisi da un\\\'unica mano, ma con i disegni dei tre maestri pittori.

Autori più distanti austriaci, Dr. Rudolf Payer von Thurn (1917, 1919) e in seguito Ludwig Münz (1950), nei loro studi su questa serie di ritratti evidenziano in particolare le opere di Rembrandt. Il primo, nel suo studio “Faustimbilde” (Sulla storia di Faust) era personalmente interessato dal ritratto del Dottor Faust, “ripreso dall\\\'originale di Rembrandt” come scriveva, e sulla lista delle incisioni derivate dalle originali del grande maestro olandese, elenca anche il ritratto intitolato “Sanderbeg”. Ludwig Münz, ex Direttore dell\\\'Accademia delle Arti di Vienna, autore nel 1954 dell\\\'opera “L\\\'acquaforte di Rembrandt” include il nostro Eroe nella stessa categoria di ritratti di Rembrandt (“Rembrandt’s Synagogue and some problems of Nomenclatura”). Finalmente, lo “Scanderbeg” di Rembrandt appare pienamente visibile nel database online “La Joconde” del Ministero della Cultura francese, che fornisce informazioni complete utili nell\\\'identificare il ritratto, con i correspondenti scritti e la sua collocazione all\\\'interno del Museo delle Belle Arti di Nancy.

Osserviamo da vicino il nostro “Scanderbeg” made in Rembrandt. Ci troviamo nell\\\'attimo in cui la Signora Harent, con il suo incantevole sorriso, apre la cartella “Vignon – Busti di Filosofi e Re”. È un prezioso regalo donato al Museo nel 1999, assieme a 1500 incisioni e antiche stampe raccolte nell\\\'arco della sua vita da una famosa personalità d\\\'arte, storia e cultura, il Professor Jacques Thuillier. Ci sfilano davanti stampe antiche di 350 anni dall\\\'incredibile qualità di esecuzione, ritratti storici, carichi di psicologia ed esoterismo allo stesso tempo, che sembrano voler costruire un dialogo tra di noi per poter connettere il passato con il presente e rivelare molteplici misteri.

Ecco il nostro “Eroe” tanto atteso, stampato su carta velina, segnato da macchie gialle d\\\'antichità in qualche punto, come segni di nobiltà del tempo. Il ritratto misura 209 X 178 mm e riporta la referenza 29/F.L.D Ciartes excudit. Sul ritratto, scritto con gli stessi caratteri delle altre incisioni, si trova il titolo dell\\\'opera : Scanderbec Roy d\\\'Albanie. Egli viene rappresentato come un busto, svelando il profilo sinistro. Sotto l\\\'incisione, una scritta elegante del XVIII secolo richiama l\\\'attenzione su come dalla stampa originale debbano essere state ricavate anche delle copie colorate e che l\\\'abito che il personaggio indossa doveva essere stato rosso. L\\\'incisore Jerome David ha utilizzato per la realizzazione dell\\\'opera una tecnica nota come Burin, incidendo direttamente sopra il foglio di rame ottenendo in questo modo la planchette ad intaglio, utilizzata durante la stampa dell\\\'opera.

Lo osserviamo per minuti interi e dozzine di altri ritratti del nostro Eroe ci vengono in mente. Eppure alcuna somiglianza con i suoi ritratti abituali! Alcuna similitudine! A dispetto di ciò l\\\'opera davanti a noi si rivela forte psicologicamente, particolare, molto espressiva! In verità, gli studiosi non sono stati in grado di identificare questo lineamento caratterizzante ricorrente in tutta la serie dei ritratti. Pierre II Mariette in persona avrebbe scritto che essi non avevano alcuna “base storica”. Commentando Pierre II Mariette, la studiosa Paola Pacht Bassani nella sua voluminosa opera “Claude Vignon, 1593-1670” pubblicato nel 1993, mette in evidenza: “Il gusto raffinato sulla decorazione e il tedbilim, accompagnato dall\\\'interesse sulla psicologia dei personaggi porta alle creazioni di Rembrandt, incise dallo stesso maestro olandese. Verso il 1630 circolavano a Parigi “teste espressive” delle più differenti intenzionate a esporre la condizione spirituale del carattere, enfatizzando l\\\'aspetto esteriore esotico e ammaliante”.

Con l\\\'occasione, evidenziamo come siano nate le più sorprendenti interpretazioni sul ritratto “Scanderbeg” di Rembrandt quando ancora l\\\'opera risultava non identificata. Alcuni hanno desiderato vederla come un\\\'opera “capricciosa”, “strana”, “di fantasia”, uno “Scanderbeg” privo della sua leggendaria barba, senza la gobba sul naso, ma con dei baffi a punta, perciò, perché no, uno “Scanderbeg in giovane età”. DIfatti, un nutrito numero di pittori e incisori stranieri, per la maggior parte ancora anonimi – seppur stiamo ancora cercando di identificarli - hanno ritratto il nostro Eroe in tutte le età, illustrando molte delle sue famose saghe storiche, sia come gladiatore in una battaglia contro l\\\'enorme Tartarian (il giovane Jorg Breu), indossando un elmo romano o spartano (“Scanderbeg sconosciuto degli archivi di Siena”), con i pesanti abiti medievali da cavaliere (“Scanderbeg” del famoso Giorgione, 1477-1510), o semplicemente indossando il kilt albanese (“Scanderbeg” nell\\\'opera dell\\\'abate francese Nicolas Guénot). Desideriamo mostrare altri due ritratti dell\\\'Eroe, pubblicati per la prima volta dai media albanesi.

Confrontato ad altri ritratti noti e ignoti, “Scanderbeg” di Rembrandt testimonia qualcosa di totalmente diverso. Qui, l\\\'esotismo e la psicologia si rivelano liberamente, dallo strano capello con piume gettate indietro, i capelli molto lunghi sulle spalle, fino al viso magro e acuto, quegli occhi seri dallo sguardo insistente, quel notevole naso, senza alcuna gobba, che cade dritta sulle sottili labbra celate, segnate da baffi altrettanto fini, per concludere il ritratto in una barba abbastanza allungata e tagliente. L\\\'abito medievale che ricopre il busto è avvolto da una catena, dagli evidenti anelli e un enigmatico simbolo al centro, catena parallela al colletto sulle spalle.

Quindi, uno “Scanderbeg” ben caratterizzato, degno della forza espressiva di Rembrandt, come tutti gli altri personaggi che compongono la serie delle 11 opere. Ma ciò che risulta evidente è il vestiario dell\\\'Eroe, che ricorda l\\\'autoritratto del pittore con il berretto, il colletto e la catena, all\\\'età di 28 anni, la sua famosa opera del 1634 esposta presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. È ormai nota l\\\'abitudine del grande maestro olandese di acquistare molti abiti, utilizzati come costumi durante la pittura. Per cui non sembra difficile credere che il ritratto di “Scanderbeg” fosse stato inizialmente inciso da Rembrandt in persona nel 1634, ai tempi in cui terminò il suo autoritratto. Gli anni 1630-1640 segnano il periodo di maturità del pittore, “con un nuovo equilibrio, un tono più classico, come evidenzia Bert W. Meijer, nonostante non sia mai stato un seguace del classicismo”.

È noto d\\\'altro canto che Rembrandt possedeva più di 1000 disegni su carta, escludendo gli studi, e tutti senza le sue firme. Il pittore non solo aveva l\\\'abitudine di non firmare mai i suoi lavori, ma consigliava anche ai suoi allievi di lavorare seguendo questo stile. Poichè, in genere, i disegni o gli studi venivano considerati da lui per uso personale, non servivano ad altro che alla preparazione della futura opera o potevano essere indirettamente utili.

Eppure, è importante sottolineare che per Rembrandt, il disegno e l\\\'incisione all\\\'acquaforte ricoprivano la stessa importanza della pittura. Molte volte lui, grande Maestro del gioco del chiaro-scuro, delle tonalità cupe e delle pennellate impulsive, delle decorazioni esotiche e del dettaglio perdetto, si gettava corpo e anima, maniche tirate sù, ad incidere, sul legno, sul foglo di rame o il sottile foglio metallico. “Le planchette, evidenzia la studiosa Laneyrue-Dagen nella sua opera “Come leggere i ritratti di Rembrandt”, corrispondono a volte alle richieste, sia nei casi dei ritratti e sia in quelli dei simbolismi allegorici (la serie Piedra gloriosa). Conseguentemente, è probabile che Rembrandt “abbia creato su commissione” i suoi 11 ritratti di importanti personaggi storici. E la signora Harent, esponendo questa ipotesi con voce delicata e pensiero fine, avrebbe aggiunto anche, animata da un filo di fiducia: “Qui sait, un jour, on peut trouver aussi l\\\'original”.

Proseguendo, approfittiamo dell\\\'occasione per mostrare alla signora Harent un altro “Scanderbeg” ipotezzato da Rembrandt, presentato da Alessandro e Guido Castriota (i pronipoti dell\\\'Eroe), nel libro di Gennaro Francione “Scanderbeg, un eroe moderno”. Così come un ritratto anonimo, di uno stile fiammingo e veneto, dove desideriamo ritrovare uno speciale ritratto del nostro Eroe. Ma i commenti su quest\\\'ultimo li rimandiamo ad un altro articolo, assieme a molte scoperte e nuove ricerche, frutto della nostra collaborazione con Dritan Muka, ricercatore dei rari valori storici albanesi.
Ritorniamo ancora una volta al nostro ritratto di Rembrandt, prima noto come un\\\'opera anonima. In tempi remoti, compare pubblicato due volte, forse tra il XVII e il XVIII secolo, da quel che si desume dal testo latino che lo accompagna nel secondo caso. Un ritratto si intitola “Georgius Castriotus Scanderbeg, Principe d\\\'Epiro”, seguito da un breve testo di quattro righe che descrive la sua lotta contro i turchi e la difesa del Cristianesimo, l\\\'altro ritratto si intitola “Scanderbeg Re d\\\'Albania”, seguito da incantevoli versi in italiano: “Valse nel braccio, e nell\\\'ardire; e visse favorito così dalla Fortuna, che per lui spesso all\\\'Ottomana Luna, patir convenne sanguinosa eclisse”.

Negli ultimi tempi l\\\'impresa americana di tabacco Allen & Ginter, dalle antiche tradizioni perfino nel commercio della carta da sigaro (1875) ha messo in commercio una serie di carte pubblicitarie colorate dal tema “Eroi nazionali”. In questa serie, la carta “Albania”, Allen & Ginter’s Tops 2009, oltre al simbolo ufficiale albanese, contiene a destra il ritratto di “Scanderbeg” di Rembrandt: capelli color rame, mantella grigia, abbellito da catene, il viso rosa pallido. Il ritratto viene incorniciato da un quadro eliptico, con due piccole bandiere albanesi e sotto la scritta “Scanderbeg”, armonicamente stilizzato. Un personale modo di colorare infine lo “Scanderbeg” di Rembrandt Van Rijn.
Potremmo dire per concludere che il ritratto di “Scanderbeg”, sotto il magnifico nome di Rembrandt, inalza ancora di più il nome dell\\\'Eroe albanese su scala europea e mondiale, di quello che rese “eterna l\\\'Albania con le sue opere” (A.Savete), del “Invincibile Campione della Croce” (E. Charrière). “L\\\'unico monumento alla libertà” (Il Conte Seguro), che assieme a János Hunyadi salvò “l\\\'Europa intera con la forza della sua genialità e il coraggio del suo carattere” (Saint-Allias Nicolas).

(Traduzione di Besiana Polovina)

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