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S'AFËRMI
MIRËSEVINI

La letteratura è di natura indipendente


Ismail Kadare

(Discorso dello scrittore durante il ricevimento del premio Principe delle
Asturie. Traduzione di Besiana Polovina)

E’ un grande piacere il mio essere presente in questa sala e qui prendere la
parola. Il piacere è doppio, poiché tutto questo avviene a causa della
letteratura, l’universo a cui appartengo. Esistevano e continuano ad
esistere due pensieri totalmente opposti sulla letteratura. Uno, antico, un po’
ingenuo, credeva che la letteratura, così come tutte le arti, potesse compiere
miracoli per il mondo; l’altro pensiero, moderno, di conseguenza per nulla ingenuo,
che la letteratura e l’arte non servano a nient’altro che a sé. In entrambi
questi pensieri, il vero e il non vero si confondono. Eppure, come uomo d’arte ho
la tendenza a credere ai miracoli.
Esiste un modello per questo paradigma: il mito di Orfeo. E’ stato
giustamente riconosciuto come il mito più misterioso dell’umanità. La sua
essenza ha a che fare con le possibilità dell’arte. Orfeo riuscì a compiere
con la sua arte cose incredibili e, seppure non riuscì a superare il muro della
morte, si avvicinò più di ogni altro all’impossibile. Ho nominato il famoso
mito per giungere ad un miracolo diverse volte più ordinario in apparenza,
ma della stessa natura. Vent’anni fa, nel mio paese comunista, se qualcuno
avesse detto ad un altro che probabilmente un giorno, uno scrittore albanese
avrebbe ricevuto un premio in Spagna, per di più consegnato dal principe ereditario,
questo qualcuno sarebbe stato dichiarato lì per lì pazzo, sarebbe stato
arrestato e condotto in un manicomio. E questo sarebbe stato il male minore.
Secondo un’altra versione, questo qualcuno sarebbe finito in una sala
d’interrogatorio e poi condotto alla tortura come un pericoloso complottista.
Forse vi può sembrare un po’ drammatizzata questa previsione, ma io ve la
spiegherò. L’Albania, il mio paese, e la vostra Spagna, oltre ad una breve
amicizia nel XV secolo, non hanno mai avuto legami. La totale interruzione
avvenne nel secolo scorso, quando il mio paese comunista, famoso per la
rottura dei rapporti (questa è stata, come dire, la sua specialità), chiuse ogni
rapporto con la Spagna. Ma come ogni altra cosa al mondo, anche il miracolo
della letteratura ha una sua tradizione. Nel tempo sospeso, di cui ho prima
trattato, quando tra il mio paese e la Spagna nessuno andava o veniva, un
cavaliere solitario, ignorando le leggi del mondo, superava a suo piacimento
il confine insuperabile. Credo che possiate immaginare di chi sto parlando: Don
Chisciotte. Era l’unico che il regime comunista, la cui abitudine più facile
in assoluto era quella di vietare, non riuscì a fermare. Don Chisciotte, sia
come libro, sia come personaggio di vita, era talmente popolare in Albania da
sembrare la sua stessa creatura.
Qualcuno avrebbe potuto trovare una spiegazione a questo paradosso: Don
Chisciotte era pazzo, e non meno pazzo era lo stato albanese, per cui era
logico che i due matti si comprendessero. Chiedendo scusa per il confronto
della nobile pazzia di Chisciotte con il delirio nocivo del mio stato,
permettetemi di dirvi che non ne è l’intento, e che il confronto si collega
ad altro. Ho fatto questa lunga introduzione per arrivare al tema principale
del mio breve discorso: l’indipendenza della letteratura. Don Chisciotte
oltrepassava il confine albanese perché era, oltre al resto, indipendente.
Quando uno scrittore albanese, per l’opera scritta principalmente in un
luogo ed epoca comunista, riceve il premio direttamente da un regno occidentale,
questo avviene poiché la letteratura è di natura indipendente.
Il tema è antico. E’ stata e forse resta la preoccupazione numero uno di
questa arte. Diversamente dall’indipendenza degli stati, l’indipendenza
della letteratura è globale. Ecco perché una simile sua difesa è globale. Ciò non
la rende più facile. Tutt’altro. L’indipendenza della letteratura e delle arti
è un processo in evoluzione. E’ difficile che la nostra mente colga le sue
reali dimensioni. Abituati all’indipendenza legata principalmente agli stati, alle
nazioni e perfino all’individuo umano, non ci risulta facile andare oltre.
Andare oltre, significa comprendere che l’autonomia dell’arte non è una
questione di lusso, un desiderio di perfezionare l’arte. Si tratta di una
condizione oggettiva, perciò d’obbligo. Altrimenti questo universo parallelo
non sarebbe rimasto in piedi. Sarebbe crollato da tempo.
Il guadagno, come ho detto, è antico. E’ da tempo popolare l’espressione “la
repubblica delle lettere”. La tentazione di intravedere nella letteratura un
mondo spirituale, naturalmente, ma altresì con attributi materiali: spazio,
tempo, movimento, è conosciuta, ma non basta. Noi lo accettiamo come un
mondo parallelo referenziale, ma, quando si tratta della sua piena visione, alla
nostra stretta mente, conformista, risulta difficile accettare il
parallelismo, per cui la vera indipendenza. Diciamo indipendente e lì per lì il nostro
vecchio istinto ci riporta all’opposto. Noi non riusciamo a divincolarci dal
pensiero che l’arte, seppur possa anche non dipendere dagli stati, le
dottrine, la moda, dipenda sempre da qualcosa. E la mente va al nostro mondo reale,
diversamente chiamato, la nostra stessa vita. Il pensiero che la letteratura
dipenda dalla vita è quasi ufficializzato a livello planetario.
Io farei la domanda dalla sembianza eretica: E’ vero questo? La risposta,
per il momento, non può che essere doppia: non si esclude che l’arte sia legata
alla vita, ma solo parzialmente. Permettetemi, nella parte finale del mio
discorso, di spiegare brevemente questa mezza eresia. Se accettiamo il mondo
della letteratura e delle arti come un mondo parallelo, referenziale, l’
abbiamo affermato come un mondo rivale. Come conseguenza di ciò, siccome la
rivalità porta abitualmente al conflitto, volendo o meno dobbiamo accettare che tra
questi due mondi, la vita e l’arte, si verifichi del conflitto. E il
conflitto c’è. A volte dichiarato, a volte non dichiarato. In questo confronto il
mondo reale ha le sue armi contro l’arte: la censura, le dottrine, le carceri.
Anche l’arte ha i suoi mezzi, fortezze, strumenti, all’ultimo, le sue armi, la
maggior parte delle quali nascoste.
Accade che il mondo reale sia spietato, misero. Allo stesso tempo l’arte non
è un angelo e può essere spietato, misero. Un poeta romantico tedesco
immaginava le terzine di Dante Alighieri a volte come lance minacciose e a
volte come strumenti di tortura contro le coscienze appesantite dal crimine.
Ma la guerra tra i due mondi è più complicata di quanto sembri. Lo stesso poeta
tedesco insisteva che alcuni l’avessero infastidito con la loro inimicizia e
altri con il loro amore. Per quanto paradossale sembri, molti sono coloro
che senza averne l’intenzione combattono l’arte, proprio quando credono di
amarlo.
Come si deduce, l’indipendenza della letteratura e dell’arte diventa sempre
più difficile. Eppure noi scrittori siamo convinti che l’arte non alzerà mai la
bandiera della capitolazione.
Seppure ho pronunciato questo discorso triste, credo sia il caso di tornare
nuovamente alla visione dei due mondi posti uno di fronte all’altro in
attesa della vittoria: il mondo reale e quello dell’arte. Esistono molte
distinzioni tra di loro, ma c’è una distinzione colossale che supera le altre. La
distinzione è questa: se durante il suo conflitto con l’arte accade che il
mondo reale si infervori talmente forte da tentare di distruggere l’arte, in
nessun caso, ripeto, in nessun caso la letteratura e l’arte attaccano la
vita reale nel tentativo di danneggiarla, ma, al contrario, combattono per
renderla più bella, più vivibile. Questa è la distinzione assoluta tra di loro. E in
questo caso una simile distinzione altro non è che la conferma più sublime
della vera indipendenza dell’arte.


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